Into The Woods: la recensione di Wanderfuss

Negli USA è uscito a Natale. Noi, invece, ci siamo dovuti accontentare di Pasqua. Ma non fatevi fregare dagli spot TV andati in onda di recente per promuovere il film: Into The Woods è un musical vero e proprio, in modalità “classico Disney”, per intenderci.
Anche perché i suoi protagonisti sono tutti personaggi tratti dal mondo delle favole, da Da Cenerentola a Cappuccetto Rosso, da Raperonzolo a Jack E La Pianta Di Fagioli, tutti presi e mantecati in una trama che intreccia i loro destini alla ricerca di un lieto fine. Perché di Disney si tratta, quindi, fondamentalmente, di buoni sentimenti e bontà d’animo parla, il film.

Niente di miracoloso in questo musical diretto da Rob Marshall (Chicago, Nine), se non la sfida di portare un musical di Stephen Sondheim al cinema grazie a magniloquente e affascinante cast, truccato e costumato che, per l’occasione, sfodera ugole d’oro e sprizza simpatia da tutti i pori.
C’è Jack (Daniel Huttlestone, il Gavroche dei Miseràbles di Tom Hooper), ragazzino costretto a vendere la sua amata mucca Milky White che trova dei fagioli magici appartenenti a una potentissima e stronzissima strega (Meryl Streep, sempre in forma smagliante, per questo ruolo candidata all’Oscar per la 19esima volta), che a sua volta a maledetto la stirpe del Fornaio e di sua Moglie (James Corden e Emily Blunt, i due che danno vita ai siparietti più comici), lasciandoli senza eredi; questi si prendono cura di Cappuccetto Rosso (Lilla Crawford, che studia per diventare la nuova Lea Michele – Dio ce ne salvi, vi prego!) che va a trovare la nonna ingurgitata dal Lupo Cattivo (Johnny Depp, qui in un piccolo cameo). E poi c’è Cenerentola, che conquista il Principe Azzurro (Chris Pine), tanto bello quanto fedifrago – e anche un tantinello gay, perché lei non è felice. E il di lui fratello (Billy Magnussen) che si innamora di Raperonzolo, che altro non è che la figlia della Strega.

Insomma, più che un’amalgama di fiabe, un Beautiful versione Broadway. Che, poi, è un genere che in Italia non ha mai tirato molto, ma capace di rastrellare milioni di dollari sia sui palconscenici che nelle sale d’Oltreoceano, e che qui vede all’opera grandissimi e rinomati professionisti (J. Roy Helland al trucco, Colleen Atwood ai costumi, giusto per citarne un paio) al servizio di un filmetto riuscito, ma che filmetto resta.

Se Les Miseràbles poteva risultare pesantino per via di tutti i numeri cantati, se Nine è stato un azzardo giocato male perché troppo poco ‘spinto’, erano comunque due film che ci credevano, con una promozione ben organizzata e un lato tecnico pazzesco; quello che invece manca a Into The Woods è proprio l’intento, come se fosse un progetto che non lascia il segno, colpa forse di una regia poco convinta (e convincente) che tralascia l’anima dell’opera da cui è tratto. E sì che di materiale ce n’era, eccome. La sensazione è che ci fosse troppa carne al fuoco, troppi ingredienti e una pentola troppo piccola (scusate la metafora culinaria) per contenerli tutti e farli marinare in modo appropriato. E’ un peccato, a pensarci, perché anche la colonna sonora non è affatto male, con canzoncine carine (anche se siamo lontani anni luce dai trionfi di “I Dream A Dream” o “All That Jazz”) e un cast superbo.

Mettiamola così: non è un film da evitare come la peste – come altri hanno suggerito – ma nemmeno un capolavoro. In piena tradizione Disney da qualche anno a questa parte, insomma.

E.V.

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