Il Racconto dei Racconti: La Recensione di Wanderfuss

Quello che è interessante di questo film è che finalmente un autore italiano si è spinto oltre sul piano registico, azzardando e dando un respiro meno nazional popolare alla sua pellicola (non dimentichiamoci di Salvatores e del suo Ragazzo Invisibile comunque). Garrone propone un progetto ambizioso nella sua creazione e in parte fa centro. Questo film pare quasi l’embrione di un tiepido risveglio cinematografico italiano, per il coraggio e per l’azzardo che lo sostengono.

Elegante, grottesco, barocco, selvaggio e lussureggiante, inavvertitamente divertente e tragico in ultima analisi, come dice Garrone: “L’ elemento centrale del film è il desiderio che viene spinto oltre il limite” e la morte si interseca così con la vita e con scelte e desideri troppo forti per poter essere frenati e controllati razionalmente.

È un fantasy, Il Racconto dei Racconti, racchiuso in una cornice realista, squisitamente italiana, con l’elemento surreale che la fa da padrone. Le ispirazioni e i rimandi sono molteplici, non si può non pensare al Signore degli Anelli, a Game of Thrones (citato da Garrone in conferenza stampa), fino al più nostrano Fantaghirò o quei fantasy anni ’80, Labyrinth in testa, che richiamano quegli effetti speciali utilizzati nella pellicola per la creazione delle creature che danno un tocco artigianale all’opera (anche nostalgico, volendo). Un film che affascina con le immagini, che inquadratura dopo inquadratura crea dei dipinti meravigliosi – come non trovarsi abbagliati di fronte alle riprese subacquee, infuse di un alone luminoso, come se tutto fosse racchiuso in formaldeide o quando la macchina da presa si muove nelle verdi e umide foreste, pare quasi di avvertire la pienezza del muschio, l’odore ferrigno del sottobosco. Tutto ciò che è ripreso è come se si concretizzasse di fronte allo sguardo dello spettatore rendendo le sensazioni materiche: il cattivo odore delle persone, la vecchiaia marcescente, la sorgente che sanguina, la solitudine delle enormi sale dei palazzi. Il tutto ha una resa visivamente meravigliosa.

E certo, si è parlato molto del piano visuale, come se l’impatto estetico fosse più forte del piano narrativo. Nell’immediato è sicuramente così. Anche se i racconti di Basile non mancano certo di inventiva e profondità, l’unica pecca la si trova proprio a livello di sceneggiatura: le tre storie faticano a fondersi nel finale. Prese singolarmente sono immaginifiche e affascinanti, ma gli espedienti usati per convogliarle in un unico binario narrativo sono effettivamente deboli e il finale risulta fiacco se confrontato al ritmo dell’intero film.

Il Racconto dei Racconti è in ogni caso un film che si redime, per la sua audacia, per la sua radice italiana che lo differenzia e per la sua realizzazione che rimanda ad un modo di fare cinema ancora poco impiegato in Italia e sicuramente più apprezzato all’estero.

 

S.G

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