Rooney, nous t’aimons!

Ieri è riuscita a portarsi a casa la Palma D’Oro come Miglior Attrice al Festival di Cannes. Per festeggiare il suo trionfo, Wanderfuss vi propone cinque buone ragioni per iniziare (se non avete ancora cominciato) ad amare questa giovane, meravigliosa attrice.

Perché è un’attrice fantastica
Beh, il primo motivo è piuttosto banale, ma non per questo meno importante. Rooney Mara, classe 1985, sarà pure giovane, ma ciò non toglie che sia una delle migliori interpreti della sua generazione. Basta dare un’occhiata alla sua filmografia e spulciare qualche titolo a caso per provarlo: dal dramma al thriller, dal film d’autore a quello indipendente, fino dalla commedia, è difficile non trovare un genere che Rooney, seppur nella sua breve carriera, non abbia approfondito.
Certo, ci sono attrici altrettanto brave e malleabili – cinematograficamente parlando, e Jennifer Lawrence: stiamo parlando di te – anche nelle nuove generazioni, ma va dato atto alla Mara di essere riuscita a ritagliarsi uno spazio assolutamente personale nella scena attuale.

Perché è molto meglio della sorella Kate
Sembrerò pure sibillino, ma Kate Mara, sorella maggiore di Rooney, non mi è mai piaciuta. E’ nata prima di Rooney, è diventata attrice prima di lei e ha assaggiato la fama quando il nome della sorella minore non era ancora nel parterre delle promesse più autentiche di Hollywood. Oltre a non possedere la bellezza raffinata di Rooney, Kate si è vista scippare il successo proprio quando le cose, per lei, cominciavano ad accelerare: era la Award Season del 2010, ed entrambe le sorelle Mara erano non protagoniste in due film che in quell’anno la fecero da padrone. La maggiore in 127 Ore di Danny Boyle, gran film di cui tutti, però, ricordano solo la scena in cui James Franco si taglia il braccio, mentre la minore appariva in appena due momenti di The Social Network di David Fincher, ma rubava la scena allo stronzissimo Mark Zuckerberg (Jesse Eisenberg), di cui interpretava la fidanzata. E fu proprio in quei mesi che Rooney venne annunciata come protagonista nel successivo film di Fincher, nel ruolo iconico di Lisbeth Salander nel remake di Uomini Che Odiano Le Donne. E ora, mentre si gode la vittoria a Cannes, Kate è ancora a caccia del successo non del tutto conquistato, anche se a breve sarà la Donna Invisibile nel prossimo Fantastic Four della Marvel: serviva?

Perché è stata una Lisbeth incredibile
Molti pensano che la trilogia originale di Millennium sia migliore rispetto al remake di Fincher e che l’unica, vera Lisbeth Salander sia solo Noomi Rapace. Questi sbagliano. Non solo perché Fincher non è un regista qualunque, ma perché il progetto era assolutamente ben costruito: Steve Zillian (quello di Schindler’s List) alla sceneggiatura, il team Reznor-Ross alle musiche e un cast da urlo, da Daniel Craig a Stellan Skarsgard. Ma la rivelazione fu Rooney: dark, complessa, rabbiosa eppure fragile, una hacker geniale con un senso della giustizia tutto suo, un ragno che aspetta la preda nella sua tela capace di efferratissimi gesti di violenza, il tutto in nome di una ricerca di integrità atta a portare un minimo di rettitudine in un mondo che è corrotto, e che ai suoi occhi va tolto dai suoi oscuri intrighi. La Mara si beccò la maggior parte delle critiche positive del film (e furono molte), riuscendo a beccarsi un’inaspettata nomination all’Oscar e lanciandosi definitivamente come attrice rivelazione dell’anno.

Perché ha lavorato con grandi
E ne vanno tutti pazzi. Fincher ha amato talmente tanto lavorare con lei da rivolerla nella parte di Lisbeth, a dispetto di attrici molto più famose (da Kristen Stewart ad Emma Watson, fino a Scarlett Johansson) che volevano la parte a tutti i costi. Spike Jonze ha detto che Rooney è davvero una grande attrice, capace di risultare convincente anche in un piccolo (“thankless”) ruolo come quello in Her. E Cate Blanchett, sua co-star e amante in Carol di Todd Haynes, ha dichiarato di che “… Rooney è stata grandiosa. Prende il suo lavoro seriamente, ma non se stessa troppo sul serio. Non ha interesse ad essere amata, ma le piace rivelare i propri personaggi poco a poco”. Cate, come si dice in inglese, ESTICAZZI?

Perché non è solo l’ennesima ‘pretty face’
Dal 2006, Rooney Mara è a capo dell’associazione umanitaria Faces Of Kibera, che ha come scopo raccogliere fondi per donare cibo, riparo ed assistenza medica agli orfani di Kybera, uno dei quartieri più poveri e malfamati di Nairobi. Dopo essersi diplomata, Rooney è partita per un viaggio umanitario mentre studiava politica sociale alla New York University, prima nel Sud America, poi in Africa. Colpita negativamente dalle decine di associazioni che utilizzavano impropriamente i fondi destinati a quelle zone, decise di fondare una sua organizzazione, le cui iniziative si possono supportare sul sito della Mara e su quello della Uweza Foundation.
Ma spirito caritatevole a parte, Rooney Mara ci piace perché non è solo l’ennesima It Girl di Hollywood, le cui scelte carrieristiche dimostrano intelligenza e curiosità decisamente superiore a quella delle starlette in ascesa. Nel 2015 la rivedremo nei panni di Tiger Lily in Pan di Joe Wright, rilettura del classico di James M. Barrie con Hugh Jackman e Garrett Hedlund, nel drammatico The Secret Scripture di Jim Sheridan e – forse – nel prossimo progetto di Terrence Malick, Weightless, a fianco di un cast che comprende Christian Bale, Natalie Portman, Ryan Gosling. E Cate Blanchett, amante ed oggetto del desiderio in Carol. E magari, dopo la Palma d’Oro, che non ci scappi anche una candidatura all’Oscar.

La Top 5:

1. The Girl With The Dragon Tattoo (2011), di David Fincher.
2. Carol (2015), di Todd Haynes.
3. Her (2013), di Spike Jonze.
4. Side Effects (2013), di Steven Soderbergh.
5. Ain’t Them Bodies Saints (2013), di David Lowery.

E.V.

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale.

Annunci