Queen Jolie: I primi 40 anni di una numero 1

Angelina Jolie è come il verbo: non si discute. O, almeno, non si dovrebbe. Invece, in tanti, tantissimi ne parlano. ne hanno parlato e continueranno a farlo per tanto, tantissimo, forse troppo tempo.

Oggi, 4 giugno 2015, la Jolie compie 40 anni. Io ero rimasto che ne compisse 41, ma si sa, a Hollywood i dati anagrafici sono interscambiabili. O forse, mi sbaglio. Comunque, io ho sempre adorato Angelina. Perchè Angelina è bellissima, di talento e successo, famosa, libera, scandalosa, potente, tanto amata quanto odiata, tanto venerata quanto invidiata, ed è quella combinazione letale di tutte queste cose che la rendono quello che è: una numero 1. Probabilmente, LA numero 1.

Quando mosse i primi passi in quel di Hollywood, molti le davano della raccomandata: figlia di Jon Voight, uno dei grandi del cinema, decise di provare a tutti di che pasta era fatta. Film piccoli, poco visti, ora cult assoluti, come Hackers (1995), dove conobbe il futuro marito Jonny Lee Miller, o Hell’s Kitchen (1998), facendosi strada nella TV, dopo fu subito boom: 2 Golden Globes e 2 candidature agli Emmy per George Wallace (1997) e Gia (1998), ancora oggi fra le sue interpretazioni più riuscite. E il cinema chiama: del resto, è giovane e bella. E’ anche bravetta. E il successo arriva con Il Collezionista Di Ossa e Scherzi Del Cuore (entrambi del 1998), ma l’exploit lo fa con Ragazze Interrotte del 1999, con il quale vincerà tutto quello che può vincere, tra cui un Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista.

Poi inizia un declino dal punto di vista qualitativo, con schifezze come Fuori In 60 Secondi (2000), Una Vita Quasi Perfetta (2002) e i due Tomb Raider (2001 e 2003), ma ormai Angie è una star: più i suoi film floppano, più lei diventa famosa. Che poi ci aggiunga anche qualche dichiarazione scandalosa aiuta, che le appioppino tre quarti di Hollywood come presunto amante anche, ma la svolta arriva nel 2005: gira Mr. & Mrs. Smith di Doug Liman e diventa la compagna del suo co-protagonista, Brad Pitt. Il resto è storia, quella storia che vede lei come trionfatrice e Jennifer Aniston, al tempo la Fidanzatina d’America, come cornutissima sconfitta, almeno nella vita di Pitt. Piagnistei pubblici da parte della Rachel di Friends, in ogni intervista che le capita di rilasciare da 10 anni a questa parte, manco fosse Infantata e fosse finita al lastrico.

L’accoppiata Brangelina è un fenomeno culturale di massa – nonchè economico – dove l’uomo più sexy del mondo adotta i figli della Venere Jolie, gira con lei nelle periferie del mondo, perchè Angie è ambasciatrice dell’ONU, e lui diventa impegnato sul fronte sociale. Anche la carriera (di entrambi) ne giova: lui inizia a collezionare premi e nomination come produttore e interprete, lei appare in The Good Shepherd (2006) di Robert De Niro, La Leggenda Di Beowulf (2007) di Zemeckis, Un Cuore Grande (2007) di Michael Winterbottom e Changeling (2008), di Clint Eastwood (seconda candidatura all’Oscar, questa volta da protagonista).

E’ sempre bellissima (nonostante 3 figli naturali) e piena di fascino, ma da quando inizia a parlare dei problemi di cui viene a conoscenza durante i suoi numerosi viaggi (dalla mutilazione genitale sulle donne in Africa alle condizioni disumane dei bambini cambogiani), cala nelle classifiche delle donne più sexy stilate, annualmente, da People, Esquire, Maxim. E’ strano questo fenomeno, che rende meno belle le donne impegnate.
Forse meno desiderabile – seri dubbi – ma non meno potente. Angelina torna sugli schermi nel 2010, con Salt di Phillippe Noyce e con The Tourist con Johnny Depp: il film fa cagare, ma ne parlano tutti. Angie continua il suo impegno nel 2011, quando debutta alla regia col film In The Land Of Blood And Honey, ambientato durante il conflitto serbo. Nel frattempo, finisce sulla copertina del Time perchè si è fatta asportare il seno: la madre e la zia sono morte di cancro, e lei ha scelto di prevenire la malattia. Lo spiega meglio nell’articolo My Medical Choice, avvertendo le donne che la prevenzione è la cura migliore, e di non seguire necessariamente la sua strada, ma di consultare i propri medici. Pioggia di critiche, ma la gente che non capisce il suo gesto è da internare. Succede la stessa cosa pochi mesi fa, quando si fa asportare le ovaie. Ma è l'”effetto Angelina”, quello che porta a parlare di varie tematiche, di creare discussione, di alimentare l’argomento, poichè questo riesce solo lei e a pochi altri, a Hollywood.

Nessuna piega nemmeno quando la critica si divide su Unbroken, sua seconda opera registica del 2014, un successo da 160 milioni di dollari, sulla straordinaria vita di Louis Zamperlini. E ci regala una stronzata come Maleficent, dove è la più famosa cattiva della storia della Disney, in una rilettura posticcia e dall’evidente stampo lesbico, che diventa il più grande successo commerciale della sua carriera.

Ora, possiamo tirare le somme di questi primi 40 anni, 20 dei quali passati sotto i riflettori, e scegliere se odiarla perchè Angelina è tutto o amarla per la medesima ragione. Di sicuro, non ci lascia indifferenti: una chiacchierata su Angelina ci sta sempre, si sa. Noi di Wanderfuss scegliamo la seconda strada, e per numerosi motivi: l’impatto che Angelina ha avuto, a Hollywood e non solo, è paragonabile solo a quello che ebbe Elizabeth Taylor, ai suoi tempi, che si parli delle labbra a lungo sospettate di non essere naturali (cazzate: quei canotti sono suoi, li ha sempre avuti) o armoniosi (però quanta gente se le è rifatte per averle come le sue?), oppure dello scandalo su come decide di crescere la figlia Shiloh, che vuole essere chiamata John.

Già, lei non ha mai tenuto per sè le sue opinioni: dal supporto alle comunità LGBT quando non era di moda farlo, al fatto che sì, Aniston, Brad ti ha reso cervo a primavera, ma così è andata, ci abbiamo lucrato sopra tutti, smettila di piangere e fatti una vita; dalle critiche all’ONU che non interviene in modo abbastanza deciso contro le violazioni dei diritti civili allo sdegno per le politiche filo-israeliane.
E in quel di Hollywood, dove di ebrei ce ne sono molti, non è cosa da poco. Perchè, fondamentalmente, avrà anche avuto tanta fortuna, non avrà una carriera alla Meryl Streep, non sarà la più ‘simpa della compa’, ma una cosa è certa: ci vogliono due palle così per essere Angelina Jolie.

E.V.

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