Hannibal Season 3. Hannigram e feticismi – considerazioni so far.

Hannibal, è entrata nel suo terzo ciclo. Come un moto naturale, Hannibal ha rinnovato sé stessa ad ogni inizio di stagione e lo ha fatto in maniera inaspettata, acquisendo raffinatezza e corposità con l’evolversi della serie.

Questa serie è arrivata sugli schermi dando la sensazione di essere uno dei tanti procedural americani, senza particolari meriti o attrattive. C’erano gli omicidi dello Chesapeake Ripper da risolvere, l’assassino da scovare, un Hannibal ancora da svelare e il tormentato detective della polizia con il suo stralunato e particolare metodo investigativo, diversi elementi che fanno una storia forse già vista? Inizialmente, certo, poteva essere così. Se la prima stagione scivolava placida, con qualche trovata visiva e una colonna sonora pugnace, dalla seconda serie i giochi iniziarono a farsi seri concludendo con uno dei migliori finali di stagione da anni a questa parte e aprendo con una terza serie che ha abbandonato quasi tutte le caratteristiche del procedural così come lo si conosce e introduce lo spettatore ad un fine prodotto dell’arte televisiva che regala brividi e visioni eteree.

(source @thesadistdoctor.tumblr)

Nella terza stagione si delinea sempre di più la figura di Hannibal e il suo rapporto con Will, in costante mutazione. Un rapporto che, senza giri di parole, è appeso alle fragili corde di un sentimento che Hannibal non esita a definire come “amore”. Un amore non fisico, non carnale, ma che ha le sue fondamenta in una zona oscura e profonda che porta con sé comprensione e accettazione di tutto ciò che rende una persona quello che è. Will Graham ha visto il Mostro dentro Hannibal eppure ne capisce i motivi, accetta il suo essere e si rende conto di poter essere sé stesso, di conoscersi intimamente solo quando è con Hannibal. E questi non sono sentimentalismi scritti da una fan eccessivamente romantica per analizzare una puntata, la terza, alquanto chiara nei suoi propositi, queste sono parole pronunciate sullo schermo a definire quello che è un rapporto contorto, ma d’innegabile potenza e costruito con tatto e armonia. Un’armonia che si regge sui contrari che agiscono da forza gravitazionale, attirando al loro centro l’ordine e il caos che regolano le menti di entrambi gli uomini. Hannibal conclude che è l’amore che lo lega a Will Graham e che l’unico modo che ha per perdonarlo è quello di mangiarlo. Certo è che non può essere una storia banale, stiamo sempre parlando di Hannibal. E che quando questi due si troveranno faccia a faccia, niente sarà semplice.

Per ora la caccia ad Hannibal si dilata, muovendosi tra gli interni sfarzosi dei palazzi fiorentini (ricostruiti con maestria in studio), seguendo l’uomo e il rapporto ancora da scoprire con Bedelia Du Maurier, che ha ora il privilegio di assistere alla manifestazione del mostro, alle sue uccisioni e alle sue cene (mangiando ostriche, si capisce), con un perenne sguardo di terrore dipinto sul volto, la recitazione della Anderson sottile e calibrata lascia lo spettatore sul filo del rasoio, a chiedersi quale fine le sarà accordata.


(source @bedeliadumaurigay.tumblr)

Al presente, si accoda il passato di Hannibal, quello che Will va cercando in Lituania, in un tripudio di luoghi gotici e immagini notturne, dove assisteremo ad un’ulteriore trasformazione dell’uomo, attirato nella rete di Hannibal: le storyline dei due uomini in questo episodio sono speculari, quasi a voler far notare la somiglianza sempre più accentuata tra la vittima e il suo carnefice, Will agisce come Hannibal e trova la sua Bedelia, Chiyo, mettendola alla prova e facendole uccidere un uomo. La macchina mefistofelica gira i suoi ingranaggi. Hannibal vuole farsi trovare, seminando indizi della sua presenza, Will ha impostato la sua rotta cieca verso Hannibal, consapevole del sicuro naufragio.

Il tutto porta con sé un trionfo dell’estetica che poche serie hanno saputo ritrarre. Simbolismi e metafore visive nobilitano la visione, Hannibal d’altronde è un esteta, uno che intesse di feticismi e di sontuosità la sua esistenza. Le immagini diventano quindi il feticcio di questa serie, la rappresentazione visiva è un elemento che diventa ossessivo nei suoi dettagli, fascinosi e sensuali. Ed ecco che il cibo viene glorificato in immagini lussuriose, così come gli interni e la bellezza della Anderson, che sembrano quasi d’un tempo dove lo splendore non veniva messo in discussione, bensì celebrato. Gli esterni si dipingono di toni freddi, gotici e lunari. La colonna sonora, giustamente inquietante, graffia le immagini ponendole in uno stato di grazia e parossismo, come se fossero troppo fin per sé stesse.

(source @sungl0ry.tumblr)

Ecco Hannibal, una terza stagione che gioca con l’orrore deviante dei silenzi e delle pause, racchiusa nei vicoli dell’introspezione e dei pericoli dell’immaginazione, una serie raffinata e sottilmente inquietante, che trascina lentamente lo spettatore, facendolo assistere dall’orlo di uno scuro abisso, folle e pericoloso, quanto la rotta che stanno percorrendo tutti i personaggi per vergere verso il punto centrale, verso Hannibal.

(source @thedivinestarling.tumblr)

SG

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