Quick Review: Anna dai Capelli Rossi

Anna

Anna dai capelli rossi o più propriamente Anne di Green Gables, così come a lei piace essere chiamata, non è un libro perfetto, tutt’altro. Si potrebbe compilare una lista di difettucci piccoli o grandi, a voler essere pignoli eppure, a lettura terminata, si riesce a soprassedere al fatto che, messo nelle mani di uno scrittore talentuoso, Anna sarebbe potuto diventare un capolavoro sul serio, qualcosa di simile a Jane Eyre, calibrato e ben scritto, senza, ovviamente, tutte le zone d’ombra che hanno caratterizzato la Brontë. Si può soprassedere, quindi, perché Anna è una gioia da leggere, è una medicina vera e propria contro i tormenti dell’esistenza, una macchina del tempo di carta e inchiostro che gira i suoi ingranaggi rispedendo il lettore all’infanzia, in un mondo senza cicatrici e orrori.

Da piccola guardavo il cartone animato (diretto da Isao Takahata, co-fondatore dello Studio Ghibli) e tutti quei ciliegi in fiore, quei prati e quelle valli, perfino l’entusiasmo e la parlantina irritanti di Anna facevano volare la mia immaginazione. Tutto era splendido ad Avonlea – datemi un biglietto e ci vado seduta stante – un mondo avvolto dalle bellezze delle stagioni che cambiano, dove la scuola è interessante e competitiva, le maniche a sbuffo sono l’ultima moda e un tè pomeridiano è curato in ogni dettaglio. La festosità che emana da queste pagine è invitante, e non importa se mancano vere e proprie note cupe e dolorose, qualche lacrimuccia la si spreme comunque, Anna è talmente in sintonia con le nostre corde più dolci e tenere che rimane indelebile. È un libro, questo, che tiene al riparo dalle disarmonie di certe giornate buie.

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Un libro forse sempliciotto, più nella scrittura che nelle intenzioni. Il libro scivola via, ma stilisticamente non è apprezzabile. Tutte le vicende, invece che venire mostrate e descritte, vengono abbozzate attraverso i numerosi resoconti di Anna.
Ma che questa sia interamente una pecca? No.
Certo, se a volte ci si trova indispettiti di fronte alla decisione dell’autrice di ignorare l’avvenimento per farcelo raccontare da Anna (ad esempio dopo pagine in cui Anna si trova in spasmodica attesa per un tè in presbiterio, il suddetto tè viene scialacquato in poche righe per passare al resoconto approssimativo di Anna), è anche piuttosto chiaro che, se con questo tipo di approccio i personaggi di contorno sfumano e sono poco incisivi, d’altro lato è Anna che prevale. Le sue parole costanti ci permettono di conoscere Anna e il mondo come solo Anna lo vede. D’altronde questo è il libro di Anna, e piuttosto ingenuamente Lucy Maud Montgomery ci lascia tra le braccia esili della ragazza, accompagnati dalle sue parole e dalle sue sensazioni, formando così la narrazione, come un fiume, senza particolari guizzi. Eppure, vi giuro, se all’inizio volevo trovarla antipatica, proprio non ci sono riuscita. Anna è arguta, di spirito, impulsiva, tenace, pungente, con una mente attenta e sognatrice e una tempra cocciuta da far invidia a molti, addirittura lo spigoloso Mark Twain l’ha lodata: “Anne is the dearest and most loveable child in fiction since the immortal Alice“. Non l’ho trovata uno spirito affine, ma certamente uno spirito affascinante, su cui contare quando gli esattori del buon umore vengono a bussare alla porta per privartene, allora è garantito che una passeggiata lungo il Viale degli Innamorati e una sosta alla Sorgente delle Driadi possono riportare un leggero e tranquillo sorriso sulle labbra del lettore.

Anna dai capelli rossi
titolo orig.: Anne of Green Gables
Fabbri Editori, Sonzogno / Rizzoli
Ediz. Integrale
2007

 

SG

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