WOMEN OF THE YEAR: LE MIGLIORI ATTRICI DEL 2015 SECONDO WANDERFUSS

Eccoci qui a tirare le prime, parziali somme del 2015. Cominciando con la nostra, personalissima Top 5 delle migliori attrici dell’anno, a cui seguiranno altri speciali dedicati. Perché se, cinematograficamente parlando, questi sono stati dodici mesi strani, ricchi di delusioni e con poche, piacevoli sorprese – tanto da lasciare un retrogusto amaro in bocca, per un’annata che poteva essere e non è stata – per i volti femminili della settima arte è stato altrettanto spiazzante.

 

 

Ad alcune è andata bene, a cominciare dalla rossa Bryce Dallas Howard che, dopo 4 anni di inattività è tornata con quello che è stato (Star Wars permettendo) il più grande successo commerciale dell’anno, Jurassic World, in cui era effettivamente la cosa migliore (dimostrando di possedere l’abilità non comune di correre coi tacchi alti fra T-Rex e velociraptor). É andata bene ad alcune grandi dive over 60, interpreti navigate e ancora fulgide ed elettrizzanti come Charlotte Rampling, Jane Fonda, Ellen Burstyn e Lily Tomlin, che hanno saputo reinventarsi a muse classiche del cinema contemporaneo grazie a giovani ed audaci autori (in parte, ma pure il piccolo schermo ha fatto la sua parte), ed è giusto che sia così. Il caso dell’anno è forse la 26enne Brie Larson: nuovo volto del cinema indie, probabilmente vincerà l’Oscar come Miglior Attrice per Room, per poi rubare qualche ruolino alla Stone e alla Hathaway e tornare nell’oblio al quale appartiene. Per noi, possono benissimo prenderla e fondere lei, Mia Wasikowska e Merritt Wever (l’infermiera di Nurse Jackie) in una sola persona, giusto per avere meno gente di cui non ce ne sbatte un cazzo.

 

 

Ma molte altre non hanno brillato quanto meritano, forse. Jennifer Lawrence, chiuso in bruttezza una saga YA di buona fattura come The Hunger Games, sta forse cadendo vittima del suo stesso, stratosferico successo, dopo il deludente Serena dello scorso anno e Joy, che la vede per la terza volta collaborare col suo mentore David O. Russell, film che per il momento promette benino, ma nulla più. Un altro giovane portento come Jessica Chastain ha toppato con Crimson Peak con un gran ruolo e trionfato in The Martian con un personaggino che non ha nulla di speciale. Stessa cosa per Rooney Mara: Pan si è rivelato uno dei peggiori flop del 2015, mentre con Carol si preannunciano vittorie e riconoscimenti a destra e a sinistra. Non è stato un grande anno per Sandra Bullock, protagonista del tremendo (forse immeritato) flop di Our Brand Is Crisis, o per quella che è stata la nostra Attrice dell’Anno nel 2014 , Julianne MooreFreeheld e Seventh Son non sono stati esattamente tra gli apici della sua onoratissima carriera – e mentre nessuno parlerà dell’onnipresente 48enne Emily Watson (che quest’anno è stata in 8 progetti, fra TV e cinema), tutti si sono accorti della fresca (e con il carisma di una cozza avariata) 27enne Alicia Vikander, che evidentemente ha il dono dell’ubiquità e nel 2015 è apparsa in ben 6 film (metà dei quali sono stati dei mezzi-insuccessi).

 

 

Se la sono cavata abbastanza dignitosamente la ricomparsa Rachel Weisz (in The Lobster e Youth) ora in piena fase comeback con diversi e succosi progetti per il 2016, le giovani Carey Mulligan (Far From The Madding Crowd, Suffragette) e Saoirse Ronan (Brooklyn, che se c’è un filo di giustizia al mondo dovrebbe portarla sul palco degli Oscar), la rinata Rachel McAdams (soprattutto grazie a Spotlight, meno con True Detective, Everything Will Be Fine, l’orrendo Aloha); retrocede Emma Stone, che troppo soffre del confronto con la Lawrence (due titoli di Allen pressoché inutili e il film di Crowe: ecco come annientare gli sforzi fatti culminati con Birdman), avanza Kristen Stewart (ancora coi capelli unti tra i quali passa le dita in OGNI-OGNI-OGNI film; nonostante ciò, a sentire una certa stampa sembra che ci troviamo davanti alla nuova Isabelle Huppert) e Meryl non aggiunge nulla alla sua già gloriosa carriera con Ricki & The Flash. Kate Winslet, dopo qualche anno passato a divorziare, risposarsi e figliare, è tornata di prepotenza, e più in forma che mai (The Dressmaker, Steve Jobs), e meno male perché ne sentivamo la mancanza. Ma tante altre devono, scusate il francesismo, cagare duro.

 

 

Colpa di quella macchina da soldi di Hollywood, sempre alla ricerca di volti nuovi da proporre e consumare come vacche al macello, specialmente se a buon mercato. Ma la speranza per un futuro cinematografico migliore, magari con protagonista qualche interprete di maggior spessore, c’è sempre. Qui di seguito vi diamo 5 buoni motivi per cui non perdere la speranza.

 

 

5. Helen Mirren

 

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Dame Helen Mirren, 70 anni di cui 50 passati sotto i riflettori, non solo è stata la cosa migliore di due film che hanno sorpreso al botteghino come Woman In Gold e Trumbo, ma quest’anno l’ha consegnata nella storia dell’entertainment come una dei pochissimi personaggi ad essere onorata col Triple Crown of Acting, avendo vinto Oscar, Emmy e Tony Award nella sua prestigiosissima carriera. Abituata come nessun altra ad interpretare regine e monarche in performance meticolose e premiatissime, nelle pellicole citate è stata Maria Altmann, che fece causa all’Austria per riappropriarsi dei dipinti di Gustav Klimt di proprietà della sua famiglia sequestrati dai nazisti, e la gossippara più famosa della storia hollywoodiana, Hedda Hopper, grazie al quale è già in profumo di Oscar. Il successo della Mirren, arrivato più tardi rispetto ad altre colleghe, insieme alla ritrovata popolarità ha contribuito ad abbattere molte barriere per le attrici over 50, tappa non proprio felicissima per molte interpreti. Sempre molto impegnata su vari versanti artistici, la ritroveremo il prossimo anno in Eye In The Sky. Long Live Queen Helen!

 

 

 

4. Nicole Kidman

 

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Forse siamo troppo simpatizzanti nei suoi confronti, ma il 2015 della Kidman è stato un buon anno, sicuramente migliore di quello di tante altre sue colleghe più blasonate, ma meno affascinanti (ergo: proviamo più stima per i film della Kidman che hanno visto in quattro gatti che per l’unico film in cui è apparsa Scarlett Johansson quest’anno, il successone Avengers 2). Dopo un deludente 2014, quest’anno ha visto Nicole risorgere dalle ceneri di quello che poteva essere un flop storico come Grace Of Monaco – poi sapientemente distribuito da Harvey Weinstein e divenuto un successo in TV capace di raccogliere nomination ad Emmy e SAG Awards – apparendo nell’audace Strangerland, nel quale ha fornito un’altra, tormentata performance; nel delizioso Paddington, nel quale era la cattivissima Millicent; nel biopic Queen Of The Desert, bistrattato sì, ma non certo la sua presenza; e il thriller The Secret In Their Eyes, remake che non ha fatto rimpiangere troppo l’originale. Ma è stato il suo ritorno a teatro che ha riservato le soddisfazioni maggiori, grazie al successo del dramma Photograph 51, grazie al quale ha vinto il prestigiosissimo Evening Standard Theatre Award. Tra i prossimi progetti l’atteso Genius, che debutterà alla Berlinale 2016.

 

 

 

3. Cate Blanchett

 

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Non c’è nulla da fare, è imbattibile. Anche se quest’anno l’abbiamo vista solo in un film al cinema, ovvero quella rilettura live-action del classico Cinderella, Cate Blanchett si prende la nostra medaglia di bronzo grazie alla cattivissima Lady Tremaine della fiaba diretta da Kenneth Branagh, in attesa di amarla, nuovamente e senza nessuna resa, in Carol di Todd Haynes, Knight Of Cups di Terrence Malick e Truth di James Vanderbilt, tutti in uscita nel 2016. E’ stato un anno ottimo per la Blanchett, ora come ora regina incontrastata di quel cinema autoriale che la venera come nessun altra, volto e anima di gioielli indipendenti, titoli d’autore e blockbuster di spessore (non dimentichiamoci le saghe della Terra di Mezzo), nei quali meandri si muove sinuosa e senza alcuno sforzo. Sembra quasi un alieno, la Regina Cate; avercene, di donne così.

 

 

 

2. Charlize Theron

 

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La Theron, da un punto di vista prettamente interessato alla filmografia, è brava a darsi la zappa sui piedi tanto quanto la Kidman: becca un progetto giusto ogni due o tre titoli inutili, bruttini o che passano inosservati. Caso esemplare, quel Dark Places – Nei Luoghi Oscuri che poteva essere un grande thriller, rivelatosi poi un debole e sfiatato dramma senza personalità e poco avvincente. Peccato, perché tratto da un libro della quotatissima Gillian Flynn (quella di Gone Girl, insomma) e Charlize, sempre brava, era supportata da un notevole cast. Perché includerla in questa lista, allora? La risposta è una sola: Furiosa. Eroina, nonché vera protagonista nell’adrenalinico, roboante e folle capolavoro di George Miller Mad Max: Fury Road, la Theron ha sfoggiato il suo talento (di nuovo), del suo coraggio (ancora una volta) e del suo carisma in quello che è sicuramente il film più importante dell’anno (chi l’avrebbe mai detto?!) in una prova di grandissima efficacia e fisicità, che va ben oltre la damigella in pericolo (ma anche di tante altre pseudo-eroine) di contorno in troppi action innocui e prevedibilissimi. Quello che finirà per diventare uno dei ruoli più iconici nella storia del cinema è solo uno dei numerosi ritratti spiazzanti che Charlize ci ha regalato negli ultimi anni, nella speranza che continui a regalarcene per molti anni a venire.

 

 

 

1. Emily Blunt

 

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Lo avevamo già fatto capire nel nostro Weekly Feature a lei dedicato che la adoriamo, e sebbene qualche flop passato possa farci dubitare della sua arguzia nella scelta dei progetti, nulla riesce a scalfire il fatto che per noi di Wanderfuss è Emily Blunt l’attrice che abbiamo amato di più negli ultimi dodici mesi. Ad aprile l’abbiamo vista (in ritardo di quattro mesi rispetto agli USA, e sono volate maledizioni) nel divertente musical Into The Woods di Rob Marshall, dove dava ulteriore prova di avere dei tempi comici ottimi, oltre ad un ugola niente male. Ma è l’affranta e dubbiosa Kate Macer del potentissimo Sicario, uno dei thriller meglio riusciti degli ultimi anni, ad averci fornito la conferma definitiva del nostro pensiero, già ampliamente espresso in passato, che secondo noi è lei e solo lei la più dotata fra le interpreti della sua generazione. Pensiero che viene non solo da alcune, meravigliose interpretazioni – non ultimo, quello della cazzutissima Rita Vrataski di Edge Of Tomorrow – ma anche la sensazione che dalla Blunt non possiamo che aspettarci molto di più in futuro, e che il suo meglio non sia ancora arrivato. Credibile in vari generi – e i due titoli che l’hanno vista protagonista quest’anno ne sono la prova – la aspettiamo in due progetti attesissimi come The Huntsman Winter’s War, dove sarà la perfida Regina delle Nevi e il thriller The Girl On The Train, tratto dal best-seller di Paula Hawkins. Peccato solo per il fatto che non arriveranno delle nominations per il film di Villeneuve ma, nel nostro piccolo, vogliamo conferirle il titolo di Attrice dell’Anno come augurio di buon auspicio perché, per noi, nessun altra stella ha brillato più dei suoi occhi nel 2015.

 

 

 

E.V.

 

 
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