There’s No Small In Small Screen: Le Migliori (e le Peggiori) Serie TV del 2015

 

Abbiamo detto addio a Mad Men in bellezza e avuto una giusta eutanasia per C.S.I.. Abbiamo pianto per alcune serie chiuse troppo presto (Hannibal, Looking) e urlato allo scempio quando una di quelle che amavamo di più si è tramutata in un fallimento quasi totale. Abbiamo amato un’incasinatissima eroina che tanto eroica non è (Jessica Jones) e odiato un’insipida trentenne che non riesce a smettere di giocare alla menomata (New Girl). Abbiamo abbandonato un sociopatico troppo affascinante per potergli resistere (Jon Hamm) e una cazzutissima avvocatessa piena di segreti (Viola Davis), ma siamo anche rimasti delusi da alcuni clamorosi buchi nell’acqua (Battleship? Aquarius? Si può fare di meglio, insomma!) e da quello che consideravamo un genio, ormai troppo impegnato ad autosabotarsi (Ryan Murphy, stiamo parlando con te).

Ma è stato comunque un altro anno d’oro per il piccolo schermo, che ha sicuramente lasciato il segno, con picchi televisivi altissimi e la convinzione, sempre più forte, che la vera arte sia in TV più che al cinema – nonostante qualche delusione. Soprattutto, e mai come quest’anno è il caso di dirlo, per i ruoli femminili. Ecco perché noi di Wanderfuss torniamo con la classifica dei migliori e dei peggiori programmi TV del 2015 perché, del resto, Stare A Casa Is The New Uscire, e il piccolo schermo ne è la ragione più valida. Per chiunque pensi che ci lasciamo scoraggiare da qualche intoppo scegliendo di rifarci una vita sociale, si sbaglia.

 

 

THE BEST

 

10. Outlander

Basato sui romanzi di Diana Gabaldon, questo fantasy storico narra i viaggi nel tempo dell’infermiera Caitrona Balfe, nuova star del piccolo schermo, e della sua storia d’amore con Sam Heughan, e mi fermo qui o potrei (s)venire: troppo manzo per essere vero. Per noi è sì, a prescindere. E’ come se George R.R. Martin avesse scritto un Harmony.

 

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9. The Knick

Adrenalinico hospital drama che continua a regalarci forti emozioni, con uno Steven Soderbergh in pieno flusso di creatività che sembra aver abbandonato definitivamente la strada del cinema per misurarsi col piccolo schermo. Fotografia e messa in scena fenomenali, ma è il magnifico Clive Owen nei panni del Dr. Thackery, geniale in sala operatoria di giorno quanto tossicodipendente a Chinatown di notte, a dare ulteriore slancio a questa serie.

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8. The Affair

Una di quelle serie che, lo scorso anno, avevamo incluso fra le più promettenti e che ci ha completamente rapito. La storia può risultare melensa e sapere di già visto in superficie, ma non è assolutamente così, grazie ad un fascinoso cast, ad un sapiente intreccio ricco di colpi di scena e ad una lenta, ma saporita discesa agli inferi dei protagonisti, la cui esistenza viene letteralmente demolita dall’affaire in questione.

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7. Jessica Jones

Non che qui a Wanderfuss ci siano fan della Marvel, anzi: spero floppino da qui all’eternità. Ma è indiscutibilmente fascinosa questa nuova serie bomba, incentrata sulle peripizie di una cazzutissima detective, una colossale Krysten Ritter, finalmente protagonista di un prodotto che ne valorizza le doti. Peccato che il successo di Jessica Jones non sia stato clamoroso quanto quello di Daredevil, e una seconda stagione è ancora in attesa di conferma.

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6. Penny Dreadful

Se la prima stagione dell’horror della Showtime ci aveva stregato, la seconda non ha che potuto confermare le attese: Penny Dreadful è un piccolo miracolo citazionista, gotico fulcro di storyline convincenti, sviluppi pragmatici e gustosi ed una protagonista, quella sirena dallo sguardo assassino che è Eva Green, per uno dei migliori titoli nella TV di genere.

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5. Sense8

Vera e propria sorpresa. La serie di Netflix si concentra su un gruppo di sconosciuti di diverse parti del mondo connessi mentalmente a livello di sensazioni ed emozioni. Un nuovo genere di esseri umani nascosti nell’ombra pare farsi strada, alcuni ne sono a conoscenza e vogliono distruggerli. Una serie meravigliosamente costruita su ciò che significa essere umani, sulle connessioni inaspettate, che ispira un concetto di armonia globale costruito sulla cooperazione e la comprensione. Uno dei debutti più intensi e interessanti degli ultimi anni.

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4. House Of Cards

Imprescindibile da una classifica dei migliori che si rispetti, la meno dinamica delle tre stagioni della serie targata Netflix ha impreziosito la propria narrazione vivisezionando il complesso rapporto tra Frank e Claire Underwood, Presidente e First Lady d’America, uniti nella politica ma drammaticamente distanti nel privato. Da manuale la scena del confronto nell’ultimo episodio.

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3. Fargo

Definire ‘trasposizione’ quel gioiello che è stata la prima stagione della serie FX tratta dal cultissimo dei fratelli Coen (qui produttori) significherebbe sminuire un prodotto che tutto è tranne che una semplice rivisitazione. “Black-comedy-dalle-tinte-noir-con-molto-sarcasmo-amaro-ed-umorismo-lancinante-con-tanto-di-sceneggiatura-da-urlo-regia-ottima-e-personaggi-incredibili” va già molto meglio. “Non-vediamo-l’-ora-di-vedere-la-seconda-stagione” pure. “Capolavoro assoluto” calza perfettamente.

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2. Game Of Thrones

Quando la quinta serie finì, la tentazione di dire la mia su questa serie meravigliosa era tanta. Fiumi d’inchiostro e miliardi di ink sono stati spesi per descrivere quello che è stata l’ultima stagione di Game Of Thrones, perché se c’è una serie che continua a migliorare stagione dopo stagione è proprio Il Trono Di Spade e, per una volta, tocca dare ragione ai fandom. Draghi in rivolta? Fatto. MaiNaJorah? C’è. Tyrion nell’inedita versione sobria? Anche. Bastardi emo morti e pronti a risorgere? Ovvio. Theon che ritrova le palle? Pure. Eredi sul rogo? Manco a dirlo. Finalmente, anche gli Emmy se ne sono accorti, ma vi lasciamo con un augurio per la prossima stagione: vendetta, Cersei, vendetta!

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1. Hannibal

Hannibal è stata una serie punita dall’ignoranza degli spettatori americani e da una rete non abituata a prodotti televisivi di tale livello. Questa serie è cresciuta col tempo, fino ad approdare ad una terza e ahimè finale serie che è stata pura arte, fine estetica, bellezza sacra dello schermo. Una sequenza finale che dà i brividi, con una sceneggiatura a punto e un lavoro di macchina perfetto. Peccato che sia finita così. Davvero un peccato.

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MENZIONE SPECIALE DI WANDERFUSS

TV CHARACTER OF THE YEAR: Carol Peletier (Melissa McBride), The Walking Dead.

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THE WORST

 

5. The Walking Dead

Purtroppo sì. Amiamo e seguiamo sempre appassionati le vicende dei sopravvissuti dell’apocalisse zombie della serie targata AMC, ma la prima parte della sesta stagione di TWD ci ha ammorbato come poche volte in passato. Siamo abituati a sopportare lunghi episodi annacquati nell’attesa dell’ultima, adrenalinica parte, ma la cosa inizia davvero a stufarci. Peccato, perché i personaggi da approfondire (dall’alcolizzato Spencer Monroe alla nuova coppia Tara-Denise, all’improbabile Eugene), di storyline da seguire (fate scopare Rick con Jesse e Daryl con Aaron, suvvia!) e da evitare (una puntata intera su Morgan e Twisty il Clown? Ma perché?!) ce ne sono. In attesa dell’arrivo di Negan, supervillain a cui presta il volto Jeffrey Dean Morgan nelle puntate a venire, rimandiamo lo zombie show a febbraio con qualche speranza in più e una pretesa: PIÙ CAROL!

 

 

4. C.S.I.: Cyber

Vabbè, non dobbiamo nemmeno stare a spiegare perché. L’ Oscar più sprecato degli ultimi dieci anni e Dawson nell’ennesimo spin-off di C.S.I.? Anche no.

 

 

3. Wayward Pines

Attendavamo la serie evento della Fox con un misto di trepida attesa e cinica perplessità. Confermata la seconda, grazie a una storia mai realmente decollata e troppo scontata. Meglio attendere il reboot di Twin Peaks, ma un mistero si cela ancora attorno a Wayward Pines: se la dovevano chiudere (così come affermato quest’estate), perché alla fine l’hanno rinnovata? O è il contrario? Non ci abbiamo capito niente, e nemmeno ci interessa.

 

 

2. Togetherness

Oddio che noia! Tanto, tanto minimalismo (troppo spesso confuso con autorialità), fotografia congenita, crisi d’identità e di coppia, amici strampalati, qualche scena di nudo per rendere il tutto un po’ trasgressivo e ‘di spessore’. Quando penso a Togetherness, penso a quella scena in Maps To The Stars di Cronenberg in cui quel pesce lesso della Wasikowska dice a Pattinson (più o meno): “Scriviamo una sceneggiatura, ci mettiamo un po’ di incesto, così, tanto per fare una cosa fica”. Ecco. Fratelli Duplass, ma andate a cagare!

 

 

1. True Detective

Come passare dalla stagione pilota più promettente, misteriosa, gustosa e importante di un’annata intera all’essere la serie TV più bistrattata e deludente in quella dopo. Non ci rendiamo ancora conto di come Nic Pizzolatto abbia potuto fare un tale buco nell’acqua, tanto profondo non solo da minare la credibilità del prodotto in sé, ma da bruciare ogni speranza di ritorno alla ribalta per tre dei quattro personaggi principali (la McAdams si salva grazie a Spotlight). Temiamo la terza stagione (se si farà) a questo punto.

 

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Non ce l’hanno fatta, per un pelo, ad entrare nella nostra classifica dei best e dei worst l’immenso Jeffrey Tambour di Transparent, che innalza una serie che – in realtà – non ci è piaciuta quanto volessimo (grazie anche all’insopportabile Gaby Hoffmann): dategli tutti i premi di questa Terra! Continuiamo a nutrire delle riserve anche per Arrow e Flash, serie di gran successo ‘vittime’ del target a cui la rete che le produce – la CW – si rivolge, ma nemmeno Daredevil di Netflix ci ha convinto appieno. Poi c’è Orange Is The New Black, sempre divertente e sempre acuto, ma la cui formula inizia a essere troppo palese (c’è anche da dire che queste sono dentro a un carcere: che cazzo devono fare?). Abbiamo trascurato Shameless (“Shame! Shame! Shame!“, per rimanere in tema di vergogna) per l’ennesima volta, ma indugiato (e ce ne pentiamo) in Grey’s Anatomy per pura pigrizia intellettuale.

Non ci siamo fatti prendere dalla frenesia per Empire, dato un amarissimo addio alla Edie Falco di Nurse Jackie e alla sola e unica Jessica Lange, bestemmiato per la vittoria agli Emmy delle scontate Julia-Louis Dreyfus e Allison Janney (che amiamo) e per la sconfitta di Lena Headey, odiato Scream Queens a prescindere senza nemmeno dargli una chance, guardato The Leftovers così passivamente da non averci capito nulla e memorizzato ogni battuta di BoJack Horseman. Tutte serie che avrebbero meritato di esserci in una delle nostre due classifiche, e non ci sono. Nessuna merita quanto un Presidential Debate del Partito Repubblicano, eh, perchè sti americani c’avranno pure Donald Trump, ma gli show li sanno fare, eccome. E a chi crede che la TV italiana, grazie a Gomorra, possa fare le scarpe a quella statunitense, abbiamo solo una cosa da dire:

 

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E.V.

 

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