Men Of The Year: I Migliori Attori del 2015 secondo Wanderfuss

Un po’ in ritardo sulla tabella di marcia, ma aspettavamo l’avvento Star Wars e le nominations agli Oscar (in onda questa domenica), per decretare la rosa dei nomi più giusta per quest’anno cinematografico che ci ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca. Quando il 2015 è iniziato eravamo pronti a dichiarare Hugh Jackman star dell’anno già a gennaio, ma poi sia Pan che Chappie si sono rivelati dei flop clamorosi. Non è andata tanto bene nemmeno al promettente (per chi ha visto The Fall) Jamie Dornan: prima con l’orrendo Fifty Shades Of Gray (enorme successo commerciale; sconfitta sul lato qualitativo quanto su quello sociale), poi con il taglio da Burnt di John Wells. A proposito: anche il caro Bradley Cooper, dopo i fasti con David O. Russell e Clint Eastwood, ha conosciuto il suo annus horribilis nel 2015, coi tonfi a ripetizione di Aloha, Burnt e il non entusiasmante Joy.
E mentre Leonardo Di Caprio si avvicina sempre di più all’Oscar e Tom Hanks mette a segno un altro colpo con lo splendido Bridge Of Spies, Brad Pitt si consola col successo (da produttore, più che da interprete) di The Big Short, dopo l’affondo di By The Sea; fra la cricca che conta George Clooney piange l’insuccesso di Tomorrowland e Matt Damon festeggia il trionfo di The Martian. Anche per questo, alla fine, abbiamo scelto di includere qualche nome meno altisonante nella nostra Top 5. Volti nuovi, alcuni ancora poco famosi, probabilmente, ma sono quelli che abbiamo scelto di includere nella nostra cinquina degli attori del 2015. Perché, che facciano gli eterni supporters o che brillino in prima persona, questi cinque interpreti ci sono piaciuti negli ultimi 12 mesi come nessun altro.

 
5. Jake Gyllenhaal

 

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Il buon Jake ha visto una risurrezione carrieristica negli ultimi anni pari solo a quelle di un grande attore che, con sapienza e talento, riesce a collaborare con autori interessanti (Villeneuve, Ayer, Jones, Gilroy) in progetti che diventato classici istantanei, e che rimangono impressi anche negli anni successivi alla loro uscita; e in una Hollywood ormai votata alla qualità quanto un pranzo in un fast-food, non è una cosa da poco.
Anche quest’anno, Gyllenhaal si è distinto in un buon filmetto come Southpaw in cui il brillavano cristalline le sue doti recitative (la cosa migliore del film, a tutti gli effetti), in un dramma avventuristico di buona fattura (Everest, con un cast da urlo in cui faceva comunque la sua porca figura) ma, se si trova in questa Top 5, i motivi sono sostanzialmente due: il primo, è la delusione per la sua mancata candidatura all’Oscar per Nightcrawler, rafforzata da quella mai nemmeno arrivata ai pit stop per il film di Fuqua. Il secondo motivo, è che – con una sfilza di interessantissimi progetti in cantiere, compreso quel Demolition, presentato a Toronto ma in dirittura d’arrivo nel 2016 – il futuro si prospetta roseo per Jake, dal punto di vista cinematografico. Dopo aver fatto parte della giuria di Cannes, poi, la sensazione (come per la collega Emily Blunt) è che il meglio, per lui, deve ancora arrivare.

 

 

 

4. Oscar Isaac

 

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Nuovo volto nella saga di Star Wars – che ad oggi ha incassato oltre 2 miliardi di dollari in tutto il mondo – e fresco vincitore di un Golden Globe per la mini-serie Show Me A Hero Oscar Isaac, classe 1979, laureato alla Julliard e forgiato da anni come comprimario al cinema (da Robin Hood di Scott a Sucker Punch di Snyder, fino ad Agora di Amenabar) e religiosa gavetta teatrale, ha trovato nel 2015 l’anno della consacrazione. Certo, c’erano stati Inside Llewyn Davis dei Coen nel 2013 e A Most Violent Year di Chandor nel 2014, ma è grazie alle due prove nel settimo episodio della saga di Lucas e al serial della HBO che Isaac entra di diritto nella nostra rosa di nomi. E ci ha parecchio colpito pure la sua performance, piena di sfumature e intelligenza, nel bellissimo Ex Machina di Alex Garland, vero e proprio gioiellino indie dell’anno, così come nell’interessante, anche se poco visto, I Due Volti Di Gennaio: presentato a Cannes 2014, uscito in due-sale-due a ottobre, finalmente recuperato grazie alla TV satellitare nel 2015 – giusto un motivo in più per apprezzare nuovamente questo bravissimo, eclettico interprete che di strada, davanti a sé, ne ha ancora molta.

 

 

 

3. Mark Ruffalo

 

Mark Ruffalo
A inizio 2015, Ruffalo si è beccato un SAG Award per The Normal Heart di Ryan Murphy, una nomination all’Oscar e un Independent Spirit Award per Foxcatcher di Bennett Miller – già qui, l’anno filmico inizia con il piede giusto. Poi l’ennesimo trionfo targato Marvel con il sequel di The Avengers, Age Of Ultron. Ma, arrivato l’autunno, Ruffalo ha rafforzato ulteriormente la sua posizione di attore punta di quel cinema ben realizzato, con storie valide e qualità artistiche non indifferenti, che vede nel meraviglioso Spotlight di Tom McCarthy la punta più alta del 2015 di Ruffalo. Ma anche il babbo bipolare ma tenerone in Infinately Polar Bear non è da meno. Risultato? Nomination all’Oscar (la terza) per il primo e una al Golden Globe per il secondo. E dire che in tanti si sono chiesti se avesse davvero la stoffa per diventare una star, con migliaia di audizioni andate male, il successo che stenta ad arrivare, un physique-du-role non proprio alla Ryan Gosling (anche se, detto fra noi, il sottoscritto se lo farebbe pure sui chiodi), quella faccia paciona, peculiare ma non abbastanza per il divismo imperante nell’industria statunitense. Faccia che Mark non ha mai risparmiato, quando c’era da metterla per una causa, dall’ecologia ai diritti LGBT, fino alla tragedia dei migranti. Al diavolo, di attori (impegnati) come Ruffalo ne abbiamo un disperato bisogno.

 

 

 

2. Michael Fassbender

 

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Non sono sicuro serva includere una spiegazione del perché il rosso più bello e talentuoso del mondo debba entrare in questa classifica. Ma cercherò di dare una spiegazione abbastanza coincisa. Steve Jobs di Danny Boyle – forse non il più grande successo dell’anno, ma comunque un ottimo lavoro cinematografico, che gli ha fatto guadagnare la seconda candidatura all’Oscar – Slow West – western crepuscolare, che ha debuttato al Sundance per poi fare il giro dei festival internazionali – e Macbeth di Justin Kurzel: non una, ma ben tre buonissime ragioni per includerlo nella nostra lista. E con diversi progetti targati Derek Cianfrance, Terrence Malick, Ridley Scott e Tomas Alfredson, prevediamo di doverlo includere nelle nostre liste ancora a lungo.

 

 
1. Tom Hardy

 

Film Title: Legend
Vero e proprio trionfatore del 2015, con una tripletta imbattibile che ne hanno consacrato le doti di attore versatile e capace quanto di movie star di prima grandezza: stiamo parlando dell’inglese Tom Hardy, per anni promettente interprete attivo in TV (nelle mini-serie Band Of Brothers, Wuthering Heights, The Take) e nel cinema di genere (da Star Trek: Nemesis a The Pusher di Matthew Vaughn, fino a Rock N Rolla di Guy Ritchie). Poi arrivò lo sconcertante Bronson di Nicolas Winding-Refn, una fra le più grandi trasformazioni mai viste sul grande schermo negli ultimi 15 anni, e il resto è storia: le collaborazioni con Christopher Nolan (in Inception e The Dark Knight Rises, ma torneranno a lavorare assieme in Dunkirk, in uscita il prossimo anno), quelle con il suo idolo, Gary Oldman (in Tinker, Tailor, Soldier, Spy di Alfredson e Lawless di John Hillcoat, senza contare il Child 44 di Daniel Espinosa uscito questa primavera) e l’accoppiata rastrella-Oscar in quelli che saranno due fra i contendenti più quotati per gli Oscar di quest’anno: The Revenant di Alejandro Gonzalez Iñarritu (12 nomination, fra cui la sua prima, come Miglior Attore Non Protagonista) e Mad Max: Fury Road di George Miller (10), grande ritorno all’action del regista australiano. Progetti attesi e ben accolti, di quelli che ti fanno sperare ancora nel gran cinema, in cui Hardy ha interpretato due bastardi di prima categoria: il primo sleale e traditore, il secondo eroico, ma pur sempre pazzoide e scatenato. E, in questo 2015 tronfio di successi, Hardy ha infilato un thriller tutto sommato buono come Legend di Bruan Helgeland, in cui ha dato volto e follia ai due gemelli criminali Ronald e Reggie Kray, malviventi nella Londra anni ’60; una performance ‘doppia’ ed efficacissima, a ribadire dodici mesi che meglio non potevano concludersi se non con una nomination agli Oscar (rumors dell’ultimo momento vogliono Hardy troppo indaffarato per prendervi parte), ciliegina sulla torta e degna conclusione dello spettacolare capitolo di una carriera al fulmicotone ricca di progetti interessanti, per quello che è senza ombra di dubbio uno dei migliori attori della sua generazione. Per noi, almeno, l’Attore dell’Anno.

 

 

E.V.

 

 

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